Cenni storici su Gimino

Gimino è situata su un terreno geograficamente piccolo, con rilievo composto da piccoli colli, terra rossa e il clima submediterraneo. Il colle su cui si trova la cittadina fu abitato già nella preistoria e a testimoniarlo ci sono numerosi reperti. La pianta circolare dei castellieri illirici in Istria occupava la cima del monte, il che corrisponderebbe al punto più alto di Gimino intorno al Castello.

Nell’ alto medioevo, il territorio di Gimino e i suoi dintorni venivano abitati dalla popolazione slava. Lo testimonia l’esistenza di una necropoli birituale situata nella località di Babina brajda, ad est da Gimino ( metà del VIII secolo), e non lontano dalla cittadina, vicino alla chiesa di Santa Fosca, sono stati trovati i resti di un abitato tardoantico e altomedievale. Ai piedi della cittadina odierna, accanto alla scuola, fu inoltre scoperta una necropoli slava altomedievale risalente al periodo che segue la conquista dell’Istria da parte dei Franchi (840-950).

Gimino viene citata per la prima volta nel 1178 nella carta del papa Alessandro III (Zimino), mentre dal XII secolo Gimino fa parte della Contea di Pisino (ted.SCHWING, SWINGK) però è sotto la giurisdizione del vescovo di Parenzo.

Il nucleo storico della Gimino medievale conserva tutte le caratteristiche di un antico borgo paleocroato fortificato. Il borgo medievale aveva la pianta ovale con la via principale nella direzione nord-sud e le vie radiali che salgono verso il Castello e la piazza centrale con la parrocchiale, originariamente circondato da bastioni e difeso da torri.
Gimino a quell’epoca fu una solida fortificazione con quattro torri.

È stata conservata la torre circolare nord-est del castello feudale (XV secolo), all’interno del quale si trovava anche la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo.

Su quel sito fu costruita una chiesa barocca a navata unica con sei cappelle laterali basse con l’ inserimento della cappella gotica sud-est (XV secolo). La facciata della chiesa fu terminata nell’anno 1717 e ornamentata con le statue dei santi nelle nicchie.

Nella chiesa di San Michele si trovano i dipinti di Z.Ventura, La Madonna con i santi e La presentazione al tempio (XVII secolo), L’ adorazione dei pastori in legno inciso risalente al 1690 e La crocifissione gotica risalente alla seconda metà del XIV secolo.Nella Sacrestia si trova la raccolta dei paramenti liturgici risalenti ai secoli XVI e XVIII e oggetti liturgici risalenti al XV secolo.

Accanto all’angolo nord-ovest della chiesa si trova la cappella gotica di Santa Trinità che nel 1471 fu affrescata in stile gotico, opera di un pittore sconosciuto proveniente dall’area alpina. La cappella di Sant’Antonio Abate fu costruita nel 1381 dal maestro Armirigus e fu affrescata da un autore appartenente al circolo veneziano.

A sud della parrocchiale si trova la cisterna pubblica con due orli del pozzo risalenti al XIX secolo e il palazzo rinascimentale con il rilievo inciso di Sant’Ignazio di Loyola e una lastra con l’iscrizione risalente all’anno 1658.

Tra le altre chiesette che si trovano nelle immediate vicinanze di Gimino, bisogna menzionare la chiesetta di San Bartolo costruita nel XVI secolo, poi la chiesetta di Santa Maria le cui tracce sono smarrite però si sa della sua esistenza nel XVI secolo, nell’area sud del luogo.

Dalle iscrizioni sull’arco semicircolare della porta d’ingresso è evidente che nel 1633 fu eretta anche la chiesetta di San Iacobo. La sua facciata, con l’arco semicircolare sulla porta d’ingresso con la finestra rotonda e il campanile a vela, sembra romanica.

La chiesetta di Santa Croce nel cimitero fu eretta non dopo il XVII secolo e fu completamente ricostruita nel 1964. Sulla facciata ha un piccolo campanile a vela barocco stilizzato.

A nord-est da Gimino si trova la chiesetta di Santa Fosca con caratteristiche di una chiesa paleocristiana che successivamente fu ingrandita e più volte rinnovata. Sulla chiesetta si possono vedere i pilastri e le finestre originali risalenti al VI secolo.

A circa 3,5 km a sud di Gimino si trova la chiesa della Madonna di Svetomore. Dall’antica chiesa romanica risalente al XII secolo sono state conservate le parti inferiori dei muri e l’abside con il finestrino semicircolare. Sulla soglia della finestra settentrionale è inciso l’anno 1666 e per questo motivo si ritiene che la chiesetta in quell’anno sia stata rinnovata. Inoltre si ritiene che in quell’anno fosse costruito davanti alla facciata il portico con otto cariatidi portanti il tetto.

Nella Confinazione istriana vengono citate altre tre chiesette: di San Domenico, Sant’ Onido e Santo Sabato però non si sa con precisione la loro ubicazione e il modo della loro costruzione.

Oltre che nelle strutture sacre, il senso per la forma artistica è presente in tutte le forme della creazione popolare di Gimino e dei suoi dintorni.

Questo è evidente soprattutto nell’edilizia, partendo dalle piccole case in campagna di forma circolare (kažun/casita), edifici abitabili e commerciali, costruiti con precisione con pietra lavorata e con molti dettagli, con verande e pozzi, ben fatti esteticamente.

In mezzo ai campi fertili e ricchi, con più di cento villaggi, nel XV e XVI secolo Gimino fu un importante centro economico e culturale.

Inoltre, in quell’epoca Gimino fu una nota città di mercato con una rete di strade molto sviluppata.
La Chiesa di Gimino fu sede del capitolo glagolitico rurale e a testimoniare la diffusione del glagolitico a Gimino e nei suoi dintorni ci sono numerosi graffiti in glagolitico nelle chiesette di Sant’Antonio e di Santa Trinità. Oltre che nella liturgia, il glagolitico veniva usato nella sfera pubblica.

Gli scontri di confine tra l’Austria e Venezia nel XVII secolo furono molto frequenti.In quel periodo i veneziani conquistarono e saccheggiarono Gimino ed i suoi dintorni abbattendo i bastioni cittadini. A seguito del trattato di pace di Madrid Gimino venne abitata da tanti uscocchi e divenne di nuovo un’ importante città di mercato.
Dopo la caduta della Serenissima (nel 1797), l’Istria finì sotto il dominio austriaco e ci rimase fino al 1918. Però, tra il 1805 e il 1814 l’Istria passò sotto il dominio francese. Dal 1809 al 1814 tutta l’Istria cominciò a far parte delle Province illiriche.
Dopo il 1814 comincia il periodo del dominio austriaco lungo circa cento anni. Quel periodo è segnato da un importante sviluppo della rete stradale, al quale hanno contribuito anche i francesi che durante il loro breve dominio in Istria costruirono le strade in modo accellerato.

Nel periodo delle Province Illiriche Gimino ebbe un importante ruolo commerciale, cosi come lo ebbe nel periodo precedente. In quel periodo erano conosciuti anche due commercianti provenienti da Gimino- che si occupavano del commercio di carne- Anton Žufić e Josip Milotić.

Nell’ anno 1822 a Gimino fu aperta la Scuola elementare con l’insegnamento in lingua tedesca. La lingua croata fu introdotta per la prima volta nel 1850 e si conservò fino al 1921.

Dal 1921 al 1943 l’insegnamento nella scuola si svolge solo in lingua italiana, ma dal 1943 opera la scuola croata che dal 1953 si chiama ufficialmente Scuola elementare „Vladimir Gortan“ Žminj (Gimino).

Nell’anno 1847 fu costruita la strada Gimino-San Pietro in Selve, e nel 1884 la strada Gimino-Pifari per garantire agli abitanti un miglior collegamento con la ferrovia.In quegli anni a Gimino era sviluppato il commercio di vino, legno, bestiame, grano e di altri prodotti.

Inoltre, si sviluppavano vari artigianati come panettiere, falegname, tessitore e fabbro. I mercatini si organizzavano regolarmente e la tradizione di questo tipo di commercio vivace si è conservata a Gimino fino ad oggi.

All’inizio del XX secolo per Gimino ed i suoi dintorni sono importanti i seguenti avvenimenti: la fondazione della cooperativa economica nel 1903, la costruzione dell’edificio a servizio della comunità nel 1905 e la fondazione della Sala lettura nel 1906. In quel periodo a Gimino cominciano a circolare le prime macchine, motociclette e biciclette.
Però, tutto è finito male con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale che agli abitanti di Gimino non ha portato altro che molte sofferenze.

Nella Seconda Guerra Mondiale Gimino e i dintorni furono colpiti in modo significante dai bombardamenti dell’esercito tedesco. Fu liberata il 7 maggio del 1945.

Il periodo del dopoguerra fu caratterizzato da un lento recupero dell’economia, dall’ emigrazione degli abitanti nei paesi lontani e dalla ricerca del lavoro in altri luoghi dell’Istria.

La prima strada in asfalto a Gimino fu costruita il 22 novembre del 1969, mentre le strade locali errano sterrate fino agli anni 80 quando inizia l’allargamento delle strade e la costruzione degli strati d’asfalto.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Gimino ebbe la funzione del centro del comune per il territorio circostante all’interno del distretto di Pisino e nel 1962, nel Comune di Rovigno operò quale ufficio locale e comunità locale per il territorio circostante. Nel 1992 ebbe la funzione del centro del comune per gli abitati circostanti. Conservò il ruolo del centro amministrativo-politico ed economico, stradale, di servizi e mediazione fino ad oggi.